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Le urne perugine (fine III-I sec. a.C.)

Le urne etrusche del museo provengono da scavi effettuati nei pressi di Perugia a partire dal XVI secolo. In origine contenevano le ossa cremate ed erano deposte all’interno di tombe. L’urna del fondatore della tomba occupava in genere il posto più rilevante, nella cella principale dell’ipogeo. Nel corso degli anni si aggiungevano le sepolture dei parenti e dei discendenti, spesso secondo una disposizione gerarchica.

urne cinerarie etrusche

Tipologia

Le urne hanno in genere una cassa cubica e un coperchio che imita il tetto a due spioventi di una casa, o raffigura il defunto in posizione semisdraiata, nell’atteggiamento di chi partecipa a un banchetto sul proprio letto.
Nel III sec. a.C. l’affermazione sociale dell’individuo si manifesta nella produzione di queste urne cinerarie dal coperchio antropomorfo, introdotto a Perugia e a Volterra sotto l’influsso di Chiusi. Questi coperchi seguono dei modelli, senza alcuna pretesa ritrattistica.
I defunti sono raffigurati in abbigliamento greco: l’uomo col mantello, a torace scoperto, la donna in tunica e mantello. Dalla metà del II sec. a.C., l’uomo porta capelli corti e frangia, ghirlanda al collo o in mano, anello nella sinistra; la donna, capelli divisi e raccolti sulla nuca, diadema, collana, bracciali, orecchini, anelli.
I personaggi hanno in mano oggetti ben definiti: l’uomo la patera per le offerte agli dèi, o un vaso per bere, o una ghirlanda; la donna un fiore o un ventaglio.

Le scene figurate

Nei casi più importanti la fronte della cassa è scolpita con scene mitologiche ispirate a temi della cultura greca di età ellenistica, per lo più episodi dei poemi omerici e delle opere dei grandi tragediografi greci.
Nel II sec. a.C. le scene di combattimento si rifanno in genere alle galatomachie, cioè ai combattimenti dei Greci dell’Asia Minore e degli Etruschi del nord, contro i Celti.
Gli elementi ellenistici puramente decorativi consistono in rosette, patere, pelte, mostri apotropaici che allontanano cattive influenze e malocchio (la Medusa, il grifo, il leone).

Gli artigiani

disegno ricostruttivo di una bottega artigiana
Disegno ricostruttivo di una bottega artigiana

La produzione delle urne raggiunge un livello industriale nel tardo ellenismo, quando la circolazione di modelli pittorici, su tavole o pergamene, di repertori con i cicli completi della vicenda, ricopiati più volte, porta gli Etruschi a una libertà e talvolta incomprensione nei confronti del modello. Artigiani greci attraverso Roma erano emigrati verso l’Etruria settentrionale e avevano formato nel II sec. le maestranze locali.
Verso il 90 a.C., al momento della concessione della cittadinanza romana agli alleati etruschi, le scene si impoveriscono, adattandosi all’arte plebea e subalterna dei municipi romani: con l’allineamento alla norma romana si esprime l’aspirazione alla piena cittadinanza.

Le epigrafi

Quasi tutte le urne presentano iscrizioni con i nomi dei defunti, incise o dipinte: esse evidenziano l’uso frequente del metronimico (il nome della madre), accanto al patronimico (nome del padre), e le componenti multietniche (etrusche, italiche, greche, osche, umbre) della popolazione.
La formula onomastica etrusca è costituita da tre elementi, nell’ordine: prenome (nome personale, individuale); gentilizio (nome di famiglia); filiazione, indicata o dal patronimico e/o dal metronimico.