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Museo Nazionale del Ducato di Spoleto e Rocca Albornoziana

Concepita come presidio difensivo, la Rocca divenne residenza di papi e governatori. Al suo interno il museo illustra il territorio spoletino dal IV al XV secolo.

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Rocca e Ponte di Spoleto
Rocca e Ponte di Spoleto

Rocca Albornoziana

La Rocca si erge sul Colle di Sant’Elia, già abitato in epoca protostorica e incluso nella cinta urbica romana. Verso oriente il colle si affaccia sul Monteluco, al quale è congiunto dal monumentale Ponte-Acquedotto delle Torri, di origine romana ma riedificato nel tardo medioevo. Il versante occidentale, che sovrasta la città e domina l’intera Valle Spoletana rivela con piena evidenza la funzione della Rocca come formidabile presidio del territorio.
La sua costruzione ebbe inizio nella seconda metà del Trecento per volere del Cardinale spagnolo Egidio Albornoz. Furono innalzate le sei torri quadrangolari che, unite da alte mura difensive, formano gli attuali prospetti esterni del complesso monumentale.
Al centro del prospetto orientale è la Torre Maestra, più alta ed imponente delle altre, a sinistra si trova la Torre della Balestra e a destra la Torre Nuova. Nel lato occidentale al centro troviamo la Torretta o Torre del Tinello, a sinistra la Torre dell’Acqua e a destra la Torre del Forno.
L’interno è caratterizzato da due ampi cortili quadrangolari comunicanti fra loro: il cortile meridionale, a cui si accedeva dalla porta principale della Rocca, posta nel lato ovest alla base della Torre Maestra, è chiamato delle Armi, perché qui risiedevano gli uomini armati posti a difesa del castello. A nord il cortile è chiuso dalla facciata del palazzo dei governatori, con al centro l’accesso che immette nel Cortile d’Onore. Su tre lati del cortile si sviluppano i tre distinti corpi di fabbrica distribuiti su due piani, destinati alla residenza del governatore e dei suoi funzionari. Le stanze al piano terra erano adibite a laboratori, cucine, sale da pranzo, uffici per i funzionari, mentre le stanze del secondo piano erano destinate a residenza dei governatori e dei Papi.
Il porticato che delimita il Cortile d’Onore si sviluppa su due livelli ed è lo spazio più rappresentativo della Rocca, l’elemento che testimonia il suo passaggio da struttura prevalentemente difensiva a palazzo residenziale. Esso fu ultimato intorno alla metà del XV secolo all’epoca di papa Niccolò V.
La Rocca conserva molte testimonianze pittoriche; tra queste, per importanza e rarità si segnala il ciclo di affreschi della prima metà del Quattrocento che decora l’appartamento privato del castellano, la Camera pinta. Sulle sue pareti si svolgono scene d’amor cortese, tra i diletti della pesca, della caccia, della raccolta dei frutti, dei bagni, dei giochi, e si raccontano storie di cavalieri sullo sfondo di castelli e città cinte di mura, cavalcate di armati, festini, duelli, tornei. Un mondo fantastico ed elegante che rappresenta la duplice anima dell’imponete fortilizio: luogo di difesa e di manifestazioni di raffinata cultura.
Molti furono i papi che vi soggiornarono per qualche tempo, conferendo sempre più alla Rocca le caratteristiche di una funzionale residenza.
Nel Settecento la residenza dei governatori dovette adattarsi alla compresenza delle carceri fino a quando, con il trasferimento del Palazzo Apostolico in città (1764), la Rocca venne ridotta ad alloggio per le truppe. Il governo pontificio, nel 1817, ne fece la sede di un bagno penale che ospitò fino ad oltre 500 detenuti e, per le necessità connesse con l’uso carcerario, vi fece costruire nuovi fabbricati (cappella, laboratori, infermeria, residenze del direttore e delle guardie, uffici). Espugnata dalle truppe piemontesi del generale Brignone nel 1860, la Rocca vide confermato dal governo italiano il suo uso carcerario che ebbe termine solo nel 1982, quando è stata trasferita alla proprietà e alla responsabilità del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Il Museo nazionale del Ducato

Del processo di recupero che oggi ne consente la piena fruibilità fa parte anche l’istituzione, nel 2007, del Museo nazionale del Ducato, che vuole qualificarsi soprattutto come il luogo della narrazione dello sviluppo storico, politico e culturale del ”Ducato di Spoleto”. La vasta area territoriale di cui Spoleto fu il centro (ma che si stendeva fino alle attuali regioni Marche e Abruzzo) assunse questo appellativo nel VI sec. d. C. quando il popolo dei Longobardi, nella discesa lungo la penisola, con il progressivo consolidarsi della loro presenza nella penisola dette vita a questa forma politico-amministrativa di governo del territorio. Da quell’epoca la denominazione di Ducato di Spoleto continuò a identificare quest’area fin oltre il XVII secolo, a testimonianza di quale ne fosse la rilevanza storica, geografica e politica ancora dopo tanti secoli. Il questa complessa e lunga storia l’edificazione della Rocca su un passaggio cruciale nell’organizzazione del territorio e nella gestione del potere. Due storie che si intrecciano, come sono strettamente legati i livelli di narrazione che ne vengono proposti.